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75ª Seduta pubblica

Giovedì 20 dicembre 2018 alle ore 17:03

Comunicato di seduta

L'Assemblea ha avviato l'esame del ddl n. 981, Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il Presidente della Commissione bilancio, sen. Pesco (M5S), ha comunicato che i lavori in sede referente non si sono conclusi.

Il Presidente del Senato, dopo gli interventi dei sen. Loredana De Petris (Misto-LeU), Ferrari (PD) e Anna Maria Bernini (FI), ha convocato la Conferenza dei Capigruppo, che ha organizzato i lavori: la discussione si svolgerà questa sera fino alle ore 24 e riprenderà domani dalle 9 alle 12; seguirà la votazione dell'articolato e, poiché il Governo ha preannunciato la questione di fiducia, è previsto che il relativo dibattito duri circa quattro ore; alle ore 22 di domani sono previste le dichiarazioni di voto. I sen. Loredana De Petris (Misto-LeU), Anna Maria Bernini (FI) e Misiani (PD) hanno chiesto il rinvio del ddl in Commissione, denunciando l'anomalia di una procedura che espropria il Parlamento delle sue prerogative: la Commissione bilancio non ha votato neanche un emendamento, il contenuto del ddl è stato stravolto dal negoziato con Bruxelles e, in attesa del maxiemendamento del Governo, la discussione si svolge su una manovra inesistente. Il sen. La Russa (FdI), tenuto conto della necessità della terza lettura alla Camera, ha richiamato alla responsabilità di evitare l'esercizio provvisorio. Le proposte di modifica del calendario sono state respinte.

Alla discussione generale hanno partecipato i sen. Misiani, Verducci, Stefano, Taricco, Patriarca, Collina, Ferrazzi (PD); Pichetto Fratin, Vitali, Damiani, Donatella Conzatti, Alessandra Gallone, Paola Binetti, Alessandrina Lonardo, Malan, Fiammetta Modena, Ferro (FI); La Pietra, Isabella Rauti, Iannone, Ruspandini (FdI); Emma Bonino (Misto); Lannutti, Fenu, Elisa Pirro, Turco, Pellegrini, Rossella Accoto (M5S); Zuliani, Barbaro, Roberta Ferrero, Erica Rivolta (L-SP).

Le opposizioni hanno rimproverato al Governo di avere alzato i toni e di aver condotto male la trattativa in sede europea, provocando rialzo dei tassi di interesse, fughe di capitali, perdite consistenti dei valori azionari e immobiliari. Il reddito di cittadinanza, secondo le minoranze, è una misura assistenzialista, una mancia elettorale che costa tagli alle pensioni, aumenti dell'IVA, blocco del turn over nella pubblica amministrazione, slittamento dei fondi per sviluppo, ricerca, coesione territoriale. Con la riduzione della stima di crescita del Pil all'1 per cento, l'introduzione di clausole di salvaguardia per 23 miliardi e l'assenza di investimenti, la manovra assume, inoltre, un segno recessivo. Il PD ha ricordato che l'ufficio parlamentare del bilancio non ha validato la manovra e ha lamentato l'insufficiente documentazione fornita dal Governo, che non ha aggiornato le previsioni macroeconomiche. Secondo FI il negoziato con Bruxelles si è concluso con una resa e il monitoraggio dei conti, a partire da gennaio, prefigura una sorta di commissariamento del Paese. Le clausole di salvaguardia ipotecano due terzi delle manovre successive per finanziare un reddito di cittadinanza che ammonta a 80 euro mensili. I Gruppi di maggioranza, M5S e Lega, hanno rivendicato come un successo politico il negoziato con Bruxelles: è stata evitata la procedura di infrazione per deficit eccessivo, senza rinunciare ai capisaldi della manovra, che contrasta la povertà, aumenta le pensioni minime, sana le ingiustizie della legge Fornero, ristora i risparmiatori truffati dalle banche. Il ddl di bilancio segna uno spartiacque rispetto a un passato in cui i Governi, anziché trattare per tutelare gli interessi dei cittadini, subivano quei diktat dell'austerità che hanno disatteso le promesse di crescita e acuito i problemi economici e sociali, impoverendo il tessuto produttivo, aumentando le disparità sociali e facendo crescere il debito pubblico.

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