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87ª Seduta pubblica

Martedì 5 febbraio 2019 alle ore 16:38

Comunicato di seduta

In apertura di seduta i sen. Malan (FI), Casini (Aut), Urso (FdI), Alfieri (PD) e Emma Bonino (Misto), prendendo la parola sulla situazione in Venezuela, hanno criticato il Governo italiano per aver posto, in sede europea, il veto sul riconoscimento di Guaido e hanno sollecitato un voto del Parlamento sulla politica estera.

L'Assemblea ha respinto la questione pregiudiziale sul ddl n. 1018, conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. Dopo l'illustrazione della pregiudiziale di costituzionalità QP1 da parte della sen. Toffanin (FI), hanno dichiarato voto favorevole i sen. Julia Unterberger (Aut), Balboni (FdI), Saccone (FI) e Laos (PD); hanno annunciato voto contrario i sen. Patuanelli (M5S) e Loredana De Petris (Misto-LeU).

L'Assemblea ha avviato l'esame del ddl costituzionale n. 214 e connessi, nel testo proposto dalla Commissione recante modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero di parlamentari.

Il provvedimento prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e del numero dei senatori eletti da 315 a 200. Precisa inoltre che il numero dei senatori di nomina presidenziale non può essere superiore a cinque. La modifica costituzionale si applica dal primo scioglimento o cessazione delle Camere, ma non prima di sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge.

Hanno partecipato alla discussione generale, che proseguirà domani, i sen. Malan, Fiammetta Modena, Siclari, Damiani, Donatella Conzatti, Berardi (FI); Simona Malpezzi, Caterina Bini, Caterina Biti, Anna Rossomando, D'Alfonso, Laura Garavini (PD); Casini (Aut). Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di voler svilire la democrazia rappresentativa, di proporre la riduzione dei parlamentari per motivi di consenso elettorale, di voler trasformare il Parlamento nel capro espiatorio di inefficienze che hanno invece origine nella composizione politica del Governo. Secondo FI, la discussione della modifica costituzionale è poco trasparente e la riduzione del numero dei parlamentari, associata alla proposta sul referendum propositivo, potrebbe avere effetti pericolosi. Secondo il PD, l'intervento sul numero dei parlamentari non può essere slegato da una riforma organica volta a differenziare le funzioni delle due Camere.

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