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88ª Seduta pubblica

Mercoledì 6 febbraio 2019 alle ore 09:33

Comunicato di seduta

L'Assemblea ha ripreso l'esame del ddl costituzionale n. 214 e connessi, nel testo proposto dalla Commissione recante modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero di parlamentari.

Il provvedimento prevede la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e del numero dei senatori eletti da 315 a 200. Precisa inoltre che il numero dei senatori di nomina presidenziale non può essere superiore a cinque. La modifica costituzionale si applica dal primo scioglimento o cessazione delle Camere, ma non prima di sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge.

Nella seduta di ieri il relatore, sen. Calderoli (L-SP) si è rimesso alla relazione scritta ed è iniziata la discussione generale, che si è conclusa oggi con gli interventi dei sen. Cucca, D'Arienzo, Stefano, Pittella, Grimani, Ferrazzi, Monica Cirinnà, Collina, Tatjana Rojc, Daniela Sbrollini, Manca, Rampi, Taricco, Comincini, Verducci, Valeria Fedeli, Roberta Pinotti, Faraone, Valeria Valente, Alfieri, Margiotta, Astorre, Misiani, Parrini, Valeria Sudano, Assuntela Messina, Vattuone, Mirabelli, Valeria Iori, Marino, Zanda, Ferrari (PD); Alessandra Maiorino, Marco Pellegrini, Morra (M5S); Berutti, Aimi, Perosino, Causin, Fantetti, Biasotti, Maria Rizzotti, Maria Alessandra Gallone, Alessandrina Lonardo, Pichetto Fratin, Paola Binetti, Mallegni, Cangini, Vitali, Quagliarello, Moles, Roberta Toffanin, Caliendo, Galliani, Elena Testor, Gasparri (FI); Errani, Loredana De Petris (Misto-LeU); De Bertoldi (FdI); Bressa (Aut).

Secondo le opposizioni il ddl è sganciato da una visione di riforma complessiva, tende a svilire il Parlamento, veicola una concezione della democrazia rappresentativa come mera voce di spesa, è finalizzato a catturare un facile consenso elettorale in una congiuntura economia negativa e può produrre una deriva pericolosa, soprattutto se abbinato al ddl costituzionale sul referendum propositivo all'esame della Camera. Il ddl, infatti, interviene solo sul dato numerico, senza superare il bicameralismo paritario o adeguare la forma di Stato e di governo per aumentare l'efficienza del sistema istituzionale; comprime la rappresentanza dei piccoli territori, delle minoranze linguistiche, degli italiani all'estero, e alza implicitamente le soglie di sbarramento. M5S ha ribadito che il Gruppo è contrario al superamento del bicameralismo e favorevole al contenimento dei costi della politica che, in un'epoca di crisi, è chiamata a un dovere di solidarietà. Ha tacciato le opposizioni di ipocrisia, ricordando in particolare la riforma, approvata con enormi forzature nella scorsa legislatura e poi bocciata dai cittadini, che stravolgeva gli equilibri costituzionali e conferiva potere ad organi non elettivi.

In replica il relatore, sen. Calderoli (L-SP), ha rinviato al contratto di governo per il disegno riformatore generale, ha ricordato che il numero dei parlamentari è stato fissato da una legge costituzionale del 1963, ha osservato che i cittadini hanno respinto riforme eccessivamente complesse della Costituzione e ha rivendicato l'opportunità di interventi di modifica limitati e puntuali, anche per ragioni di chiarezza di un eventuale quesito referendario. Ha richiamato il criterio di proporzionalità per i parlamentari della circoscrizione estero e ha ricordato le modifiche apportate in Commissione per la rappresentanza del Trentino Alto Adige.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Fraccaro ha rinunciato alla replica, ricordando che la materia costituzionale è di competenza del Parlamento.

Il Presidente del Senato ha dichiarato improponibili gli emendamenti del PD riguardanti le nuove funzioni del Senato, il bicameralismo differenziato, l'elettorato attivo e passivo del Senato, perché estranei all'oggetto del ddl. Il sen. Marcucci (PD) ha contestato vivacemente la decisione presidenziale, ritenendo che mini la possibilità di un confronto. Il Presidente ha ricordato che l'opposizione deve ancorarsi ad un fondamento giuridico.

Sono stati illustrati gli emendamenti, le votazioni inizieranno domani.

Nel corso della seduta la Presidenza ha comunicato il nuovo calendario dei lavori fin al 7 marzo. Il voto finale del ddl costituzionale avverrà domani. Nella seduta di domani è prevista anche la discussione generale del ddl in materia elettorale e, alle ore 15, il question time con i Ministri della giustizia, dell'ambiente e per il Sud. La settimana dal 12 al 14 febbraio sarà dedicata prevalentemente ai lavori delle Commissioni, l'Assemblea si riunirà solo martedì alle ore 15,30 per le comunicazioni del Ministro degli esteri sul Venezuela. Dal 19 al 21 febbraio sarà proseguito l'esame del ddl in materia elettorale e saranno discussi il ddl su reddito di cittadinanza e pensioni, la ratifica della Convenzione di Faro e mozioni su diversi argomenti, tra cui la Tav. Dal 26 al 28 febbraio l'Assemblea terrà seduta solo se necessaria per concludere il ddl sul reddito di cittadinanza. Dal 5 al 7 marzo sarà esaminato il decreto-legge sulla banca Carige.

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