Sabato 1 Agosto 2009 - 251ª Seduta pubblica (Antimeridiana)

(La seduta ha inizio alle ore 09:02)

Con 166 voti favorevoli e 109 contrari, il Senato ha accordato la fiducia al Governo, convertendo definitivamente in legge, con modificazioni, il decreto-legge n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali (ddl n. 1724).

In sede di dichiarazioni di voto finali, il sen. Pistorio (MPS-AS) ha annunciato la non partecipazione al voto del suo movimento politico stante l'assenza nel decreto del tema dello sviluppo del Mezzogiorno su cui si fonda il rapporto con l'Esecutivo. Il provvedimento manca del respiro strategico necessario per intervenire sul divario tra il Nord e il Sud, soprattutto sul fronte dell'allocazione delle strutture industriali. Il mancato rifinanziamento dello strumento del credito d'imposta per investimenti, l'utilizzo del Fondo per le aree sottoutilizzate per interventi tampone contro la crisi economica, l'assenza di misure di fiscalità per lo sviluppo costituiscono elementi che non consentono di accordare la fiducia al Governo, in attesa di conoscere nel dettaglio l'annunciato piano straordinario per il Sud.

Voto contrario è stato invece annunciato dal sen. D'Alia (UDC-SVP-Aut), che ha ravvisato nel decreto-legge l'ennesima prova di un modo di legiferare poco trasparente e irriguardoso nei confronti del Parlamento e del Capo dello Stato. Il Governo ha già dimostrato la sua inadempienza rispetto a molti interventi che non hanno avuto alcun seguito, dalla rinegoziazione dei mutui per la prima casa alla Robin tax, dalla detassazione degli straordinari alle misure contro la povertà, ed ora pone le fiducia su un provvedimento che non incide sui conti pubblici, in progressivo peggioramento, e non interviene a sostegno dei lavoratori privi di tutela sociale. Le misure a favore degli investimenti aiuteranno le sole imprese del settore meccanico, mentre del tutto criticabili sono le misure di condono fiscale, le norme bavaglio sulla Corte dei conti, le disposizioni discriminatorie su colf e badanti e la tassa sulle riserve auree che rischia di intaccare l'indipendenza della Banca d'Italia.

Il sen. Belisario (IdV) ha dichiarato la piena e totale contrarietà del Gruppo ad un decreto pieno di errori macroscopici e di clamorose inesattezze. Il Governo smentisce se stesso preannunciando correttivi per evitare palesi incostituzionalità, con un modo di legiferare incongruente, su cui il Capo dello Stato dovrebbe intervenire con un messaggio alle Camere, che si giustifica solo con l'indisponibilità della casta ad un ulteriore passaggio parlamentare e che rende insensata la conservazione di un Ministero per la semplificazione normativa. Nel decreto mancano interventi a sostegno delle aree più svantaggiate del Paese e delle fasce sociali più deboli, di quel 13,6 per cento della popolazione che ormai versa in uno stato di povertà. Se gli aiuti alle imprese avranno effetto solo per le imprese medio-grandi, inaccettabili risultano le disposizioni atte ad imbavagliare la Corte dei conti e i condoni a favore degli evasori. Ancora una volta, infine, il Mezzogiorno è il grande escluso dall'azione del Governo, che anzi ha finito con il prosciugare per interventi di spesa corrente le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate.

Il voto favorevole del Gruppo è stato invece dichiarato dal sen. Massimo Garavaglia (LNP) che ha evidenziato come la grande fiducia che il Governo e la Lega Nord raccolgono tra i cittadini dipende dalla diversa visione che il centrodestra dimostra di avere del rapporto tra lo Stato da una parte e le imprese e gli stessi cittadini dall'altra. I fallimenti della sinistra discendono infatti proprio dall'impostazione delle loro politiche, sempre votate ad ampliare il ruolo dello Stato ai danni delle imprese e ad innalzare il livello della tassazione. Il Governo ha invece operato pragmaticamente sulla base delle difficoltà reali che imprenditori e lavoratori hanno incontrato man mano che la crisi economica dispiegava i suoi effetti e il decreto in esame ne è un esempio con le graduali e ragionevoli misure previste in materia previdenziale, con il controllo della spesa pubblica, con la detassazione degli utili reinvestiti, con gli interventi a sostegno della capitalizzazione delle piccole e medie imprese, con le norme premiali per le imprese che non licenziano.

Per il sen. Zanda (PD), che ha dichiarato il voto contrario del Gruppo, il modo con cui si giunge all'approvazione del provvedimento e la successiva emanazione di un decreto correttivo confermano ancora una volta il peraltro esplicito giudizio di inutilità che il Presidente Berlusconi attribuisce al Parlamento. Il decreto anticrisi cerca di rimediare ad oltre un anno di inerzia, quando ben altre avrebbero potuto essere le prospettive per il Paese se si fosse accolto il suggerimento offerto dal PD ai primi sintomi della crisi per una manovra anticiclica di un punto di PIL. A fronte della mancanza di interventi per un vero rilancio economico, per la ripresa delle liberalizzazioni e a sostegno del Mezzogiorno, vengono proposte norme anticrisi del tutto inefficaci o parziali, accompagnate da misure inaccettabili, che lo stesso Governo ha già deciso di cassare, e da roboanti annunci di nuovi piani straordinari per il Sud che non sono altro che il ripristino non integrale di risorse già stanziate dal Governo Prodi. In realtà l'Esecutivo è dilaniato da una contrapposizione Nord-Sud che non promette nulla di buono in prospettiva di applicazione della riforma federalista ed è vittima dell'inadeguatezza e della debolezza personale del suo leader.

Infine, il sen. Azzollini (PdL) ha dichiarato il voto favorevole del Gruppo ad un Governo che ha saputo affrontare egregiamente e con coerenza la più grave crisi economico-finanziaria che si ricordi, con un mix di misure congiunturali e di interventi di riforme strutturali. Si è anzitutto provveduto a sostenere il sistema finanziario per fronteggiare l'iniziale crisi di liquidità delle banche, poi sono stati offerti gli opportuni incentivi ai cittadini e alle imprese, quindi sono state riprogrammate le risorse del FAS e si è previsto il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, infine si è intervenuti sugli ammortizzatori sociali e si sono introdotte misure in grado di attirare capitali. Nel frattempo sono state varate riforme strutturali come quella fondamentale del federalismo fiscale ed altre sono in itinere, come la riforma della contabilità e il codice delle Autonomie. Il Governo ha infine messo nuovamente al centro della sua attenzione il Mezzogiorno e a nulla serve la deriva massimalista che la sinistra dimostra di avere imboccato.

Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica, dopo la pausa estiva, mercoledì 16 settembre alle ore 17.

(La seduta è terminata alle ore 10:58 )



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