Il Presidente: Discorsi

"Laici e cattolici. Ieri ed oggi"

Intervento del Presidente del Senato Renato Schifani al convegno "Laici e cattolici. Ieri ed oggi" in occasione del 140° anniversario della presa di Porta Pia

20 Settembre 2010

Autorità. Signore e Signori.

L'incontro di oggi, che cade a 140 anni dalla presa di Porta Pia, propone un confronto su un tema che ha contraddistinto la storia del Paese ossia il rapporto tra laici e cattolici, nella politica come nella cultura, in quella feconda tradizione di pensiero e azione che è il collante della nostra comunità nazionale. La presenza, a Porta Pia, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e, per la prima volta, del Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha testimoniato, più di ogni altra parola o riflessione, la solidità di una ritrovata e rinnovata concordia, fondata sul riconoscimento e sul rispetto reciproco. Il sentimento profondo di comune appartenenza all'identità unitaria della Nazione è un valore irrinunciabile per la salvaguardia del bene comune, che tutti ci unisce e in assenza del quale siamo tutti più poveri di speranza.

In tale prospettiva il significato della laicità delle istituzioni democratiche si accompagna alla piena consapevolezza che non è il "separatismo" la prospettiva del Paese e neppure l'emarginazione, l'ostilità o l'indifferenza rispetto all'istanza religiosa da parte dello Stato. Il fatto religioso non è infatti staccato dal contesto civile, storico e culturale che caratterizza la società e la vita delle Istituzioni. Oggi è del tutto prevalente la considerazione del fatto religioso non in termini antagonistici, ma entro il doppio binario della "distinzione" dei ruoli e della "collaborazione" tra le diverse Istituzioni. La breccia di Porta Pia, Roma capitale, la costruzione dell'Italia sono passaggi tra loro intrecciati, non si può sezionarli o contrapporli, poiché appaiono convergenti verso l'unità della Nazione che ricordiamo nel 150° Anniversario.

Già Giovanni XXIII in occasione del centenario dell'Unità d'Italia considerò quella ricorrenza un "motivo di esultanza sulle due rive del Tevere" e in modo lungimirante, l'anno successivo in Campidoglio, l'allora Cardinale Giovanni Battista Montini usò parole davvero significative: "La Provvidenza, quasi giocando drammaticamente negli avvenimenti, tolse al papato le cure del potere temporale perché meglio potesse adempiere la sua missione spirituale nel mondo". Salito al soglio pontificio, Paolo VI, nel centenario di Porta Pia, ribadì l'indissolubile legame tra libertà ed indipendenza della Chiesa, da un lato; e, dall'altro, sovranità e libera espansione della vita civile italiana. Nel ringraziarlo per il suo messaggio, il Presidente della Repubblica di allora, Giuseppe Saragat, indicò nel principio di libertà religiosa un "impegno, che è storico e morale prima che giuridico", rimarcando come l'autorità e l'indipendenza della Sede Apostolica fossero strutturalmente correlati "al grande e arduo compito di dare unità alla patria". Le parole pronunciate in Campidoglio dal Presidente Napolitano, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, segnano un ulteriore passaggio: "nessuna ombra pesa sull'unità d'Italia che venga dai rapporti tra laici e cattolici, tra istituzioni dello Stato repubblicano e istituzioni della Chiesa cattolica, venendone piuttosto conforto e sostegno".

Il compito che ci sta innanzi non è oggi quello di costruire l'unità, ma certamente di comprenderla più a fondo e di ricercare strade comuni da percorrere nel segno del reciproco riconoscimento e di un atteggiamento non di mera tolleranza, ma di reale rispetto dell'altro. In politica anche il credente è "laico" e non può essere considerato, in quanto tale, sempre e comunque, un clericale. Sulla logica della distinzione forzata deve e può prevalere la logica costruttiva del dialogo e della sintesi, perché non ha senso ricreare contrapposizioni fine a se stesse, dove l'identità non la determinano i contenuti, ma solo le etichettature. In politica, il credente è chiamato a "dare ragione" delle proprie scelte non da una posizione di supremazia, ma neppure di minorità o marginalizzazione. La strada del "patriottismo costituzionale" riesce a rendere la "ragione pubblica" non uno strumento di esclusione di chi la pensa in modo diverso, ma una forma di "linguaggio accessibile universalmente a tutti i cittadini". Benedetto XVI lo ha chiarito senza possibilità di equivoco: "E' fondamentale, da una parte, insistere sulla distinzione tra l'ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi; e, dall'altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società".

Ricordare Porta Pia significa riconoscere come il percorso di edificazione dello Stato unitario sia stato caratterizzato, con le parole del Cardinale Bertone, anche da "tribolazioni, tensioni spirituali e morali", ma significa soprattutto riconoscerci partecipi di quella "prospettiva nuova", che non circoscrive il fenomeno religioso ad un elemento di culto, ma lo valorizza come tratto distintivo dell'identità storica, culturale, civile di una Nazione. L'unità d'Italia non è estranea alla biografia di molti cattolici ed il contributo del pensiero cattolico al processo unitario va oggi riscoperto con serietà e rigore, oltre il pregiudizio. Non mancò mai nei cattolici il "senso dello stato", ma in alcuni momenti fu il "senso di quello Stato" a farli sentire esclusi dalla vita nazionale. Talvolta vi fu, per così dire, un eccesso di incomprensione su entrambi i fronti. Se le ombre del passato si sono oggi finalmente dissolte, il nostro compito è quello di non riproporle attraverso contrapposizioni ideologiche non più attuali, inutili provocazioni che non vanno raccolte. Il patrimonio ideale del nostro popolo non è volto indietro, ma trasforma l'eredità di una tradizione, la sua storia, in memoria del futuro.



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