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Minerva Web
Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini"
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 69 (Nuova Serie), agosto 2022

Il Premio Nobel Guglielmo Marconi negli Atti parlamentari italiani

Dopo gli appuntamenti con Grazia Deledda,Camillo Golgi e Daniel Bovet, nella nostra rassegna sui documenti parlamentari relativi agli italiani insigniti del Premio Nobel non poteva mancare Guglielmo Marconi, che è stato attivo anche come senatore del Regno. In passato lo abbiamo brevemente ricordato a margine di un convegno a lui dedicato (rinviamo all'articolo in "MinervaWeb" n. 39, n.s., giugno 2017) e tramite i documenti pubblicati in rete a cura dell'Archivio storico del Senato; né è possibile qui tracciare il profilo completo di una personalità così complessa e attiva. Proponiamo tuttavia qualche spunto di ricognizione della sua biografia, che cercheremo di ripercorrere attraverso le parole di una selezione di Atti parlamentari, dando spazio anche ad alcuni materiali disponibili presso la Biblioteca del Senato.

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1. La vita attraverso gli Atti parlamentari: dal Nobel al Senato

2. Pubblicazioni in biblioteca

3. Dopo Marconi: le sue tracce in Parlamento

4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

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1. La vita attraverso gli Atti parlamentari: dal Nobel al Senato

È il 30 dicembre del 1914 quando Guglielmo Marconi entra in Senato per nomina regia (R.D. 30 dicembre 1914, G.U. n. 313, 31 dicembre 1914), ai sensi dell'art. 33 dello Statuto Albertino, nella categoria di «coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria». È, infatti, già molto famoso, nonostante abbia appena raggiunto l'età per ricevere tale nomina: il Premio Nobel per la Fisica gli era stato assegnato nel 1909, insieme al professore tedesco Karl Ferdinand Braun, «in recognition of their contributions to the development of wireless telegraphy». Il profilo sul sito internet ufficiale del Premio svedese racconta di come Marconi nel 1895 (appena ventenne: era nato nel 1874) fosse riuscito a utilizzare le onde radio, scoperte alla fine degli anni Ottanta di quel secolo, per trasmettere segnali su una distanza di alcuni chilometri, successivamente sviluppando la tecnologia e gettando le basi sia per la telegrafia senza fili che per la radio. Eppure, la stessa fonte tace con riserbo sulla sua biografia: Marconi ha svolto infatti studi non regolari, affiancando alla formazione con insegnanti privati un'intensa applicazione personale all'elettrotecnica. La laurea sarebbe arrivata solo dopo, honoris causa.

Figlio di un proprietario terriero e di una nobile irlandese, Guglielmo Marconi era partito dalle scoperte sull'elettromagnetismo di Heinrich Rudolph Hertz e Augusto Righi (anche quest'ultimo senatore del Regno d'Italia) per mettere gradualmente a punto, in un laboratorio casalingo, un sistema di trasmissione che, sottoposto senza successo al Ministero delle poste e telegrafi italiano, aveva poi brevettato in Gran Bretagna.

Gli Atti parlamentari del Senato raccontano le fasi della vita di Marconi anche in questo primo periodo. Lasciamo spazio, per iniziare, alle parole con cui il sen. Giuseppe Colombo svolge la Relazione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori sopra la nomina del Signor Marconi Guglielmo:

Il primo esperimento del sistema sul quale Marconi fondò la radiotelegrafia fu da lui fatto a Pontecchio nel 1896; poi, portandosi in Inghilterra dove solo gli era possibile di trovare i grandi mezzi necessari ai suoi esperimenti, egli continuò le prove su una scala sempre più grande, superando distanze successivamente maggiori.

(Senato del Regno. Commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori, Relazione n. XCII, p. 1)

A Colombo farà eco, anni dopo, l'allora Presidente del Senato Luigi Federzoni, durante la commemorazione pronunciata nell'Aula del Senato, il 9 dicembre 1937:

Non si era mai vista la vittoria di un quasi adolescente sulle forze misteriose della natura. [...] Così, nell'età in cui altri ancora apprende o si addestra a una qualsiasi attività, Guglielmo Marconi era balzato a una celebrità sfolgorante, con un ritrovato che era destinato a portare un nuovo, importantissimo, decisivo perfezionamento nelle comunicazioni fra gli uomini, e successivamente a introdurre fin anche un nuovo costume, un nuovo caratteristico elemento nella vita sociale e intellettuale del mondo contemporaneo. Dalle istintive e rudimentali esperienze dell'autodidatta ventenne, nella villa paterna di Pontecchio, era nata la radiotelegrafia [...] fra la meraviglia e la diffidenza dell'Europa e dell'America.

(Senato del Regno, seduta n. 98, 1937, p. 1)

In America infatti i successi di Marconi arrivano presto: «Nella notte dal 20 al 21 dicembre del 1902 Guglielmo Marconi, circondato da ufficiali della marina italiana, lanciava da Tablehead nel Canadà [sic] e dirigeva al Re d'Italia il primo radiotelegramma attraverso all'Atlantico», con un'impresa paragonata «allo storico viaggio attraverso allo stesso oceano delle tre caravelle di Cristoforo Colombo»: così ancora si legge nella citata relazione del sen. Colombo (Relazione n. XCII, p. 1), che forse riprende la similitudine da un intervento del Ministro delle poste e telegrafi on. Tancredi Galimberti, svolto alla Camera nella seduta del 30 gennaio 1903. A seguito dell'episodio di Tablehead, il Senato aveva dedicato a Marconi l'ordine del giorno del 12 febbraio 1903, proposto dal sen. Gaspare Finali: «Il Senato, udite con grande soddisfazione le dichiarazioni [...] intorno a Guglielmo Marconi e all'opera sua, manda a lui un plauso e un saluto affettuoso» (riportato da Colombo, Relazione n. XCII, p. 1).

L'ordine del giorno si collocava in un contesto più ampio: nella stessa data, infatti, venivano presentati progetti di legge per l'Impianto in Italia di una grande stazione radio-telegrafica sistema Marconi per corrispondenza con l'America del Sud e i connessi stanziamenti in bilancio (cfr. L. 5 aprile 1903 n. 127); inoltre, di lì a poco, il Senato avrebbe votato una Convenzione con cui Marconi concedeva al governo italiano l'utilizzo gratuito del suo sistema di comunicazione (di quelle, cioè, che all'epoca erano definite «onde marconiane»), in un primo momento applicato prevalentemente alle comunicazioni marittime, con finalità anche militari. Con tale atto, sui cui aveva stilato una relazione il sen. Pietro Blaserna (che sarà a sua volta commemorato da Marconi nella seduta del 27 febbraio 1918), l'inventore dava «il diritto di valersi del suo sistema e di corrispondere con tutte le sue stazioni telegrafiche impiantate o da impiantarsi in tutte le parti del mondo» (Relazione n. XCII, p. 3). Successive convenzioni analoghe saranno via via oggetto di ratifica parlamentare, in qualche caso anche di atti di sindacato ispettivo (cfr. ad es. l'interrogazione parlamentare discussa alla Camera nella seduta del 1° dicembre 1915).

Tuttavia, poiché a cavallo tra Ottocento e Novecento diversi studiosi lavoravano nello stesso ambito, i successi di Marconi non erano stati accolti senza qualche controversia - anche legale - tra brevetti concorrenti. I discorsi proposti in Senato attribuiscono le polemiche per lo più all'interesse economico e ad una poco leale concorrenza, ma anche alla diffidenza o all'invidia per un successo così rapido:

Il nome di Marconi era salito in un giorno, vertiginosamente, alla più alta e vasta popolarità; ma il trionfo dell'invenzione non era stato facile né rapido. Dapprima, per parte di quanti essa poteva minacciare nei loro interessi costituiti, si era obiettato con molta insistenza che quella novità non avrebbe mai recato frutti pratici notevoli, per l'impossibilità di un'applicazione a lunghe distanze, data la curvatura della superficie terrestre; poi, superata nei risultati raggiunti tale obiezione, si era tentato negare o almeno diminuire il merito di Marconi, tacendo di lui e volutamente esaltando, in suo confronto, altri ricercatori che si erano fermati molto prima della meta a cui egli era pervenuto, o che si erano messi tardi e pedissequamente per la via che egli aveva aperta.

(Senato del Regno, seduta n. 98, 1937, p. 1)

Invariabilmente, però, le avversità si esauriscono in un generale riconoscimento: «di questi attacchi il tempo e la giurisprudenza hanno fatto giustizia, cosicché ormai i diritti di Marconi alla priorità [dell'invenzione] sono incontestati, e la radiotelegrafia si è ormai impersonata nel nome di lui» (Relazione n. XCII, p. 2), attestandosi come «la più grande scoperta del secolo» (ivi, p. 3).

Naturalmente, in questi passi l'intento celebrativo talvolta prevale su un'equanime considerazione; è, in un certo senso, anche il segnale di un atteggiamento auto-celebrativo del Senato quale istituzione che accoglie tra i suoi membri personalità di prestigio. È pure, per noi, l'occasione di notare che la valutazione degli Atti parlamentari come fonte storica non può prescindere dalla considerazione della natura politica dei discorsi che registrano, orientati all'espressione di idee anche mutevoli e che possono non rappresentare tutte le opinioni né accertare tutti i fatti: sta allo storico ricostruire il contesto anche attraverso la concorrenza di fonti diverse. Nondimeno, gli atti discussi e approvati nel corso dell'attività parlamentare plasmano la storia di tutti noi.

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2. Pubblicazioni in biblioteca

Altri aspetti dell'attività di Marconi son rappresentati dai suoi discorsi parlamentari, alcuni dei quali raccolti in opuscoli che, pubblicati dalla Tipografia del Senato, hanno avuto circolazione editoriale in forma autonoma. Due di quelli conservati presso la Biblioteca "Giovanni Spadolini" si riferiscono a comunicazioni del Governo in un periodo particolarmente sensibile, nel pieno della Grande Guerra. Senza addentrarci nel merito delle considerazioni espresse, che come molti documenti di quest'epoca sono frutto di una temperie storico-politica la cui analisi richiederebbe altro contesto, ci limitiamo a segnalare che da esse traspare l'esperienza internazionale del senatore Marconi, in particolare nel mondo anglosassone.

Nel discorso del 4 luglio 1916 (Senato del Regno 1916) il senatore cita la sua corrispondenza con Lord Northcliffe, membro della Camera dei pari inglese e proprietario di influenti testate giornalistiche; in quello del 31 dicembre 1917 (Senato del Regno 1918) riporta testualmente le parole di Lloyd George. Non è di natura parlamentare perché pronunciato fuori dall'Aula - ma pur sempre in qualità di senatore del Regno - il discorso in Campidoglio del 15 gennaio 1918 In onore della Croce Rossa Americana (Marconi 1918), in cui rievoca una missione italiana a New York di cui fece parte insieme a Nitti. Qui, in base alla propria esperienza, si lascia andare a un curioso confronto tra il popolo italiano e quello statunitense, contrapponendo la «genialità» del primo alla «grandiosità» del secondo e apprezzando ciò che di buono può derivare dalla loro collaborazione:

Mi sia permesso di dire che nel mio lavoro nel campo della radiotelegrafia ho trovato sempre negli Stati Uniti il più valido e disinteressato appoggio assieme a quel costante incoraggiamento ed apprezzamento che tanto contribuiscono alla riuscita delle applicazioni pratiche della scienza moderna.

(Marconi 1918, p. 11)

È invece nelle vesti di presidente dell'Accademia d'Italia che viene presentato Marconi in un altro opuscolo (Reale Accademia d'Italia 1936) riferito al suo viaggio del 1935, anno in cui viene invitato dal Governo del Brasile per inaugurare lì una nuova stazione radiotelegrafica, riceve la laurea ad honorem a Rio de Janeiro e visita il Senato; il volumetto raccoglie i testi dei discorsi pronunciati presso varie tappe del viaggio. Ci piace concludere questo breve percorso riprendendo un passaggio che (al di là della lettera del testo, ovviamente condizionato dalle conoscenze del tempo) ci sembra particolarmente lungimirante e attuale, tratto dal discorso pronunciato presso l'Accademia brasiliana di Lettere:

Benché ormai siano note e diffuse tutte le più svariate applicazioni della radio, dalla ricreazione allo studio, dal collegamento delle navi e degli aeroplani fra loro e sulla terra, dalle comunicazioni tra i continenti attraverso gli oceani e le catene dei monti, tuttavia ogni nuovo impianto che [...] accresca i rapporti umani e li semplifichi e li faciliti, m'induce sempre a meditare sugli sviluppi futuri della trasmissione delle onde elettriche [...] e sui fenomeni che accompagnano questa trasmissione. Certo è che io posso dichiararvi di non aver mai cessato, dal giorno della scoperta ad oggi, di studiare e d'indagare quei fenomeni, ansioso sempre di strappare qualche altro piccolo segreto all'enorme mistero dell'universo.

(Reale Accademia d'Italia 1936, p. 14)

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3. Dopo Marconi: le sue tracce in Parlamento

Come abbiamo accennato in premessa, non è possibile dare qui conto della variegata attività di Marconi: per un primo prospetto dei suoi incarichi e delle sue onorificenze ricordiamo la scheda curata dall'Archivio storico del Senato. Segnaliamo però due iniziative di diverso tipo che riguardano la sua figura e, insieme, l'attività parlamentare.

Innanzitutto, Marconi è stato oggetto di diversi disegni di legge. Come si è visto, nella sua carriera lunga e articolata la politica è entrata in varie forme e occasioni, sempre connesse al prestigio internazionale da lui riscosso per i meriti tecnico-scientifici; hanno natura politica anche alcune nomine in cariche di rilievo presso importanti enti pubblici e di ricerca (oltre alla già citata Reale Accademia d'Italia, pensiamo alla presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'Istituto della Enciclopedia italiana, al ruolo di delegato alla Conferenza di pace di Parigi nel 1919).

Uomo di scienza ma anche di vita; di vita militante e indirizzata a un ideale per cui mettesse conto di vivere, di pensare, di lavorare, Guglielmo Marconi intese la sua nomina a senatore come la chiamata all'adempimento di un nuovo dovere verso la patria; la partecipazione all'attività politica non fu, per lui, se non un altro modo di servire l'Italia.

(Senato del Regno, seduta n. 98, 1937, p. 2)

Persino dopo la morte di Marconi l'eco dell'apprezzamento tributatogli trasversalmente rimane negli Atti parlamentari, sotto forma appunto di progetti di legge finalizzati a perpetuarne la memoria. Ad esempio, già nel 1938 il Governo, presentando un DDL di propria iniziativa (Camera dei deputati del Regno d'Italia, Atto C. 2088, Dichiarazione di solennità civile dell'anniversario della nascita di Guglielmo Marconi. XXIX legislatura), propone di dichiarare solennità civile il 25 aprile, giorno natale di Marconi; tale proposta viene confermata dalla conversione in L. 28 marzo 1938, n. 276, ma la giornata di festa finirà poi soppressa per la sopraggiunta concomitanza con la ricorrenza della Liberazione. Nel 1937 si è fatto ricorso addirittura a un Regio decreto legge (oggi abrogato) per autorizzare il Ministero delle comunicazioni ad acquistare il panfilo "Elettra" che era stato di proprietà di Marconi. In uno "Speciale" dedicato ai premi Nobel, non possiamo fare a meno di chiudere gli esempi con due casi più recenti che riguardano direttamente proprio questo riconoscimento: nella XVI legislatura repubblicana, tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, alcuni parlamentari propongono nuovamente di istituire una ricorrenza marconiana, che stavolta riguarda appunto la "Giornata nazionale in memoria del centenario del conferimento del Premio Nobel per la fisica a Guglielmo Marconi" (C. 1890, proposto dagli on. Giancarlo Mazzuca e Bruno Murgia), per la quale si prevedono contributi ad hoc (C. 2231, on. Isabella Bertolini e altri). La motivazione è quella di «restituire allo scienziato bolognese il giusto onore», riconoscendo che a Stoccolma ne era stata «premiata la genialità» (p. 2); la proposta tuttavia non ha avuto seguito.

Ricordiamo infine che a Marconi è stata dedicata una sala a Palazzo Madama, che oggi ospita - oltre ai busti marmorei dello stesso Marconi e dello scultore Pietro Canonica - anche sculture di arte contemporanea, frutto di un'iniziativa di acquisizioni dei primi anni Duemila. Sul sito istituzionale del Senato si trovano una sintetica descrizione della sala e una breve galleria fotografica.

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4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

Di seguito i riferimenti bibliografici completi delle pubblicazioni da cui sono tratte le citazioni contenute nel testo:

Guglielmo Marconi, In onore della Croce rossa americana. Discorso pronunziato in Campidoglio il 15 gennaio 1918. Roma, Tip. Del Senato, 1918.
(Senato:
Misc. 654. 20)

Reale Accademia d'Italia, Guglielmo Marconi in Brasile. Settembre-ottobre 1935-XIII. Roma, Tip. del Senato, 1936.
(Senato:
Misc. 111. 24)

Senato del Regno, Sulle comunicazioni del governo. Discorso del senatore Guglielmo Marconi pronunziato nella tornata del 4 luglio 1916 e risposta del presidente del consiglio Boselli nella tornata del 5 luglio. Roma, Tip. Del Senato, 1916.
(Senato:
Misc. 612. 12)

Id., Sulle comunicazioni del governo. Discorso del senatore Guglielmo Marconi pronunziato nella tornata del 31 dicembre 1917. Roma, Tip. del Senato, 1918.
(Senato: Misc. 654. 19)

Id., Commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori, Relazione per la verifica dei titoli e sopra la nomina a senatore n. XCII, Sopra la nomina del Signor Marconi Guglielmo. XXIV legislatura, sessione 1.

Id., [Resoconto stenografico], XXIX legislatura, 1. sessione, seduta n. 98, 9 dicembre 1937.

Per approfondimenti rinviamo come sempre al Catalogo e ai siti parlamentari che gradualmente stanno recuperando il patrimonio storico degli Atti parlamentari del Regno.

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